Calciopoli ad un anno di distanza

Molto si immaginava, moltissimo si è saputo. Che nel calcio esistesse un potere forte, retto da oligarchia di potenti dediti al conseguimento del risultato migliore per i propri interessi nel modo meno trasparente possibile, era una sensazione allo stesso tempo diffusa ma troppo meschina per essere vera. La sempre e comunque vincente Juventus era per tutti beneficiaria della più classica delle debolezze umane: la sudditanza psicologica nei confronti del potere.

Ed invece proprio dodici mesi fa le dietrologie e le paranoie degli sconfitti sono state avallate dalla pubblicazione di un lavoro certosino delle procure di Torino, Roma, ma soprattutto Napoli. Non più fantasie, ma fatti in piena regola. Migliaia e migliaia di intercettazioni disposte dalle autorità giudiziarie hanno dimostrato che nel calcio il marcio c’era eccome, e che la palla, negli ultimi anni, proprio rotonda non è stata. Il Deus ex Machina di questa incredibile rete di affiliati era Luciano Moggi, allora Direttore Generale proprio della Juventus. Lui decideva, lui ordinava, gli altri eseguivano. E poco importa se chi eseguiva aveva in realtà un ruolo sovraordinato rispetto a Lucianone, o addirittura super partes. Dirigenti federali, arbitri, dirigenti arbitrali, forze dell’ordine: lui comandava tutti.

Ebbene, tutto questo non ci è nuovo, ad un anno di distanza. Abbiamo trascorso una intera estate a leggere sotto l’ombrellone i giornali che riportavano le intercettazioni di questi “signori del telefono”, che trascorrevano più tempo al cellulare che con i propri cari. Si volevano tanto bene, oppure si dicevano altro? Abbiamo capito che il bene non c’entra niente, anzi, appena potevano uno dava addosso all’altro. Solo convenienza. Li muoveva solo la convenienza. Economica, sportiva, professionale. Ciò che è nuova, oggi, è la possibiltà di collegare il tutto secondo una logica che non sia frutto della irrazionalità. Perchè le procure non hanno smesso di lavorare al caso e continuano a pubblicare materiale interessante ai fini delle indagini, e perchè quello che non era chiaro in un primo momento diventa cristallino adesso.

Per questo leggere il “Dossier Intercettazioni” che Repubblica.it ha messo insieme, con tanto di riferimenti temporali, connessioni logiche, spiegazioni motivate, non può che far bene. Soprattutto a chi ancora parla di persecuzione ai danni di un sant’uomo e dei suoi amici, che tutto sono tranne che taroccatori di partite.

Ecco, questo è un primo esempio di cosa voglia dire fare buon giornalismo. Trovare, spiegare, pubblicare una notizia.