Quando una buona proposta viene da un giornalista

Niente etica dell’informazione, niente codici deontologici, niente di tutto questo. Solo un esempio di come un giornalista, in questo caso un editorialista di Repubblica, Mario Pirani, possa lanciare una buona proposta e ottenere decisi consensi.

Perchè non ci vuole la patente da politico per dire qualcosa di intelligente politicamente parlando, e anzi, forse, più lontani si è da quel mondo, più lucidi si resta.

Ecco allora i consigli di Pirani:

Primo: cambio radicale dell’équipe di governo, subito dopo le elezioni amministrative, con accorpamento e riduzione netta dei ministeri, taglio della compagine dell’esecutivo (oggi 104 tra ministri e sottosegretari) con un massimo globale di 60.

Secondo: abrogazione delle leggi sullo spoyls sistem nella Pubblica Amministrazione.

Terzo: introduzione dell’obbligo del concorso con regole ferree e con classifica rigida per tutte le nomine di pubblico interesse.

Quarto: riduzione di un terzo del numero dei consiglieri regionali, provinciali e comunali.

Quinto: Rai liberata dalla presenza dei partiti. Nomina di un nuovo consiglio di amministrazione con personalità della comunicazione e della cultura di comprovata indipendenza di giudizio.

Sesto: abolizione del cosiddetto “panino” nei telegiornali Rai, con il falso pluralismo di dichiarazioni politiche suddivise secondo il modello artificiale tra tutti i partiti.

Settimo: riduzione drastica dei privilegi dei parlamentari e dei consiglieri regionali (dalle pensioni prima dei 65 anni e dopo mezza legislatura agli infiniti benefit).

Ottavo: introduzione delle primarie istituzionalizzate e regolate per le cariche elettive nel Parlamento, nelle Regioni e nei Comuni.

Questi consigli fanno parte di un più corposo Decalogo. Naturalmente non si pensa che ciò possa bastare a rendere etica e moralizzata la politica nostrana, ma con i piccoli passi si comincia a camminare … magari nella giusta direzione.

Il caso Farina, alias Betulla/2

Nonostante la sua accorata difesa, lo scorso 28 settembre l’OdG della Lombardia ha sospeso il giornalista per dodici mesi, riconoscendo che lo stesso “ha compiuto atti tendenti ad orientare l’informazione del suo giornale sia sul caso Abu Omar sia relativamente alle falsità rispetto al ruolo dell’attuale Presidente del Consiglio Romano Prodi” (gli articoli incriminati sono Sorpresa, dietro i rapimenti CIA il marchio Prodi, del 9/6/2006, e Il caso Abu Omar e la svista per incastrare il Sismi, del 14/5/2006).

Ma c’è chi ha protestato contro questa decisione, definendola troppo leggera. La Federazione della Stampa ha chiesto che Farina fosse radiato dall’albo perchè tale situazione “delegittima di fronte alla categoria e all’opinione pubblica lo stesso ruolo e la funzione dell’organismo di autogoverno deontologico dei giornalisti”.

Infatti la decisione dell’OdG della Lombardia è stata impugnata e il 29 marzo 2007 l’OdG nazionale ha radiato il giornalista di Libero, non prima comunque che questi si dimettesse dall’Ordine l’1 marzo.

La condotta di Farina può essere più o meno condivisibile, a seconda dei punti di vista, ma ciò che più inquieta e desta scalpore sono i denari pagati dal Sismi per avere i suoi servigi. Questo è il vero nodo della questione, perchè la deontologia giornalistica vieta assolutamente di prendere compensi al di fuori della propria professione, di prendere denaro cioè dalle proprie fonti.

Farina dichiara che si trattava di un rimborso spesa. E’ credibile? A sua difesa parla Vittorio Feltri, direttore di Libero, in un editoriale del 12/7/2006: “Farina in fatto di denaro è un enorme coglione. Non si fa retribuire nemmeno per le sue innumerevoli comparsate tv … Il Sismi gli ammollato qualche migliaia di euro? … Sono una brutta bestiaccia e controllo anche le spese … La mia taccagneria è conclamata. Notissima a Farina, il quale mai avrebbe osato esporre spese non strettamente attinenti per Libero … sicchè Renato per non rimetterci di tasca sua accettava (giocoforza) che fosse il Sismi a rimborsargli quanto spendeva per il Sismi”  (Sì, Berlusconi sapeva tutto e meno male).

Nessuno vieta di perseguire e difendere i valori in cui si crede. Ma le regole sono regole. Si possono cambiare, certo, ma fino a quando ciò non accade bisogna accettarle.

Il caso Farina, alias Betulla/1

La vicenda Farina è salita agli onori della cronaca la scorsa estate, quando le autorità giudiziarie indagavano sul rapimento dell’Imam egiziano Abu Omar, rapimento effettuato dalla CIA, ma in cui sarebbero coinvolti anche uomini dell’intelligence italiana.

Investigando sull’affaire Abu Omar le autorità italiane hanno quindi scoperto due cose: la prima è che il Sismi e (forse) il governo sapevano eccome cosa stesse accadendo, la seconda è che Renato Farina compariva sul libro paga dei servizi segreti nostrani. Il perché lo spiega Pio Pompa, funzionario del Sismi, in un memoriale consegnato ai pm milanesi: “per prevenire o comunque conoscere preventivamente indebiti attacchi sui media … scaturenti da una sinergia tra una doverosa iniziativa della magistratura e altri interessi perseguiti da singoli organi di stampa”  (Repubblica del 13/7/2006, Il memoriale di Pio Pompa: “così controllavamo la stampa”, Carlo Bonini). Dunque l’obiettivo era conoscere in anticipo le mosse di certa stampa non proprio tenera con i Servizi, per poter prevenire eventuali attacchi mediatici.

Chiamato a difendere “l’Occidente dalla minaccia della quarta guerra mondiale”, Farina, nome in codice Betulla, risponde signor sì e ubbidisce. Egli ha ammesso i suoi rapporti con il Sismi, prima durante l’interrogatorio con i giudici incaricati dell’inchiesta, poi in una lunga lettera pubblicata sulle colonne di Libero l’8 luglio scorso (Renato Farina ci scrive): “Ho dato una mano ai nostri servizi segreti militari, il Sismi …Ho passato loro informazioni. Ne ho ricevute. Ho cercato contatti persino con i terroristi, mettendo a disposizione le mie conoscenze ma anche il mio corpaccione per salvare qualche vita …non ho scritto su Libero una sola riga che non coincidesse con i miei convincimenti …”. Tutto ciò perché “Quando è cominciata la quarta guerra mondiale, quella scatenata da Bin Laden in nome dell’Islam contro l’Occidente crociato ed ebreo, ero animato da propositi eroici”.

Così facendo Farina ha violato le norme deontologiche della sua professione, prendendo denaro da quella che in teoria avrebbe dovuto essere una sua fonte, e il Sismi ha violato la legge istitutiva dei Servizi, lì dove si vieta il reclutamento di giornalisti.

Ci sono diverse ricevute a documentare “il fattaccio”. “Trentamila euro in due anni. Sempre in contanti, sempre dietro ricevuta. Qualche volta firmata Betulla, qualche volta Renato Farina” (Repubblica dell’11/7/2006, “Quella casa in via Nazionale era l’ufficio di Pollari”, Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo).

continua …

Cittadini sì, ma anche giornalisti

Ogni categoria professionale ha le sue norme di comportamento, scritte o non scritte che siano. Norme non vincolanti in senso assoluto, in quanto non hanno il valore di una legge dello Stato, per definizione “generale ed astratta”, ma comunque norme a cui ci si deve attenere per poter svolgere una determinata professione. Proprio il fatto che non siano vincolanti, permette di non essere sottoposti ad esse nel caso non lo si ritenga opportuno, ma in questo caso allora non si può far parte di quella categoria.

Il giornalismo italiano ha delle regole ben precise. Regole di cui si è dotato per meglio comportarsi in particolari situazioni che possono presentarsi durante l’esercizio della professione. La Carta dei Doveri è il più importante di questo insieme di codici deontologici, anche se non l’unico.

In particolare, nel capitolo dedicato alle “Responsabilità del giornalista” c’è scritto qualcosa che alla luce di ciò che è accaduto nei mesi scorsi, può ritornare utile: Il giornalista è responsabile del proprio lavoro verso i cittadini … Il giornalista accetta indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali della sua testata, purché le disposizioni non siano contrarie alla legge professionale, al Contratto nazionale del lavoro e alla Carta dei doveri”.

Ciò in sostanza vuol dire che la responsabilità dei giornalisti verso i cittadini prevale su qualsiasi altra e che non può essere subordinata ad interessi diversi. Essi godono del diritto di informare e criticare, diritto derivante dalla lettera dell’art.21 della Costituzione e dall’art.2 della legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti. Allo stesso tempo tale diritto è anche un obbligo inderogabile. Per quanto si trovi in condizioni di lavoratore dipendente, per quanto possa essere condizionato e influenzato, per quanto altri tentino di modificare il suo operato, il giornalista mantiene per legge la propria libertà ed è tenuto ad esercitarla. Quel diritto non può essere soppresso e a quel dovere il giornalista non può sottrarsi, per esempio volendo perseguire altri scopi, pur legittimi. Altrimenti egli può tranquillamente esprimere le sue opinioni, volendo anche sulle colonne di un giornale, ma non potrà essere un giornalista professionista.

Consci di tutto ciò, si può valutare con maggiore attenzione e preparazione la vicenda di Renato Farina, ex vicedirettore di Libero e allo stesso tempo collaboratore del Sismi, il servizio segreto militare.

continua …

Vendesi bufale

Ci sono delle fonti autorevoli nel giornalismo, di cui difficilmente si dubita, proprio perchè nel passato hanno dimostrato la loro attendibilità più e più volte. Tanto è vero che in molte occasioni, nelle varie redazioni, prima di pubblicare una notizia ci si chiede: “l’ha detto l’Ansa?”

Si capirà la sorpresa e l’imbarazzo allora, dinanzi alla pubblicazione di una bufala tanto grande quanto assurda. “Lucarelli: vado alla Fiorentina”. Questo è il titolo di una notizia pubblicata dall’ANSA, sul suo sito, il 30 aprile alle 23:38.

La sorpresa è doppia non solo perchè è poco credibile che un livornese puro e duro, come difficilmente se ne trovano in giro, possa andare a giocare per gli acerrimi nemici fiorentini, ma anche perchè appunto la notizia è stata data da una giornalista dell’ANSA e contemporaneamente smentita da tutti gli altri giornalisti presenti durante l’occasione.

Scrive così Calciomercato.com: “… Lucarelli non ha potuto che smentire seccamente la bufala riservandosi di adire alle vie legali per tutelare la propria immagine. In mezzo a oltre 200 persone, tra le quali 30 giornalisti provenienti da tutto il mondo, è davvero incomprensibile capire come la giornalista in questione abbia potuto ascoltare lei sola la frase “Vado alla Fiorentina”. Lucarelli in oltre due ore di appassionato dibattito su vari temi anche e sopratutto extra calcistici non è mai entrato in argomento mercato ribandendo in più occasioni che il suo unico pensiero da qui a fine campionato è rivolto alla salvezza del Livorno. Tantomeno mai è stata udita in aula la parola Fiorentina uscire dalla sua bocca.

Particolarmente grave, malgrado l’attenuante della tarda ora, è stata la mancanza di opportune verifiche da parte della redazione dell’Ansa che davanti ad una dichiarazione così importante avrebbe fatto meglio a verificare la notizia prima di lanciarla e seminare lo scompiglio mediatico per almeno un’ora …” prima cioè che tutti capissero che si trattava di una colossale cantonata.

Che Lucarelli quest’anno possa cambiare squadra è più che probabile. Che vada alla Fiorentina è poco più che fantasioso. Che lo dica l’ANSA è per lo meno curioso. Che la dichiarazione in questione la senta e pubblichi solo la giornalista dell’ANSA è almeno indice di dubbio. Che infine la notizia sia pubblicata senza ulteriori verifiche è davvero pacchiano, oltre che scorretto.

E questo anche se lo dice l’ANSA.