Un post meno pomposo e più easy, nato e scritto sull’onda emotiva dell’ennesima telecronaca alla valeriana che la RAI ha offerto ai suoi milioni di utenti. Non parlo di violazioni etiche, di infrazione di leggi dello Stato o di cose simili: dico solo che molto probabilmente il pubblico italiano merita di più.
Da molti anni è in voga la telecronaca in tandem dei più importanti eventi calcistici, che siano i Mondiali, gli Europei o la Champion’s League. C’è un giornalista vero e proprio che racconta lo svolgimento pedissequo delle azioni della partita in questione, e un commentatore, il quale, dall’alto delle sue competenze calcistiche, illumina lo sprovveduto ascoltatore con perle di saggezza e osservazioni tecnico-tattiche finissime. O almeno così dovrebbe essere.
Perchè oltre ad essere costretti ad ascoltare le telecronache di Cerqueti, di Bizzotto e di Civoli, autentiche maratone della sonnolenza, la RAI compie l’en plein chiamando a sè delle “spalle” di primissimo livello: negli anni Pecci, Sandreani, Mazzola, Dossena … un autentico gioco al massacro per gli amanti del pallone. Un trionfo di luoghi comuni, un festival di frasi scontate, una esplosione di deduzioni ovvie … signori e signore il party del non-senso. Dove è il loro apporto originale?
Senza andare troppo lontano, Mediaset è tutta un’altra musica: ai Piccinini, Longhi, Brandi, si accompagnano i vari Sacchi (non so se mi spiego), Serena, Castagner …
Per non parlare di SKY, vero paradiso per gli aficionados del calcio. Caressa è un idolo per le nuove generazioni di aspiranti telecronisti, e in coppia con Bergomi è letteralmente imbattibile. E una dimostrazione lampante l’abbiamo avuta durante gli ultimi Mondiali tedeschi (I CAMPIONI DEL MONDO SIAMO NOI, ricordiamocelo), quando le partite della nazionale erano trasmesse contemporaneamente sia dalla RAI sia da SKY: parlare di differenze è riduttivo, praticamente le partite pur essendo le stesse, erano diverse.
I dirigenti RAI, quando sono a casa loro, usano il telecomando e guardano cosa fanno gli altri? Più trasporto, più emozione, più coinvolgimento … e soprattutto più competenza tecnica: non chiediamo tanto.