Quando la fiction invade il giornalismo …

Anticipato da non poche polemiche, è andato alla fine in onda l’esperimento di Canale5 e di Matrix in particolare di realizzare una docu-fiction sulla strage di Erba, dal titolo “Erba, i giorni dell’odio”.

Le polemiche nascevano da due diverse prese di posizione. La prima vedeva i coniugi Romano, protagonisti di un delitto così feroce e inspiegabile, assolutamente contrari, anche e soprattutto perchè il processo deve ancora avere inizio.

La seconda è di carattere più squisitamente deontologico. Il giornalismo è racconto della realtà, nuda e cruda, possibilmente senza fronzoli e in particolare senza spettacolarizzazione. Non che si siano visti litri di sangue o scene schifosamente crudeli, ma un delitto è un delitto e sceneggiarlo non è proprio il migliore degli esempi di buon giornalismo. E’ stato tanto criticato Vespa con i suoi macabri plastici del villino di Cogne, ma qui siamo più o meno sullo stesso piano, se non addirittura oltre.

Non si discute la fedeltà della ricostruzione dei fatti. Mentana è una sicurezza al riguardo e nessuno mette in dubbio la professionalità sua e del suo staff. Il problema non è questo. E’ solo che la commistione tra finzione e realtà mai è auspicabile. E mai è un prodotto giornalistico credibile.

Il giornalismo è altro. E gli ascolti di questo esperimento lo testimoniano. Quando Matrix è stato docu-fiction lo share ha toccato il 17%, quando invece Matrix è stato quello che dovrebbe essere, approfondimento e dibattito, commento e analisi, gli ascolti sono schizzati al 27%.

La realtà deve essere raccontata, non sceneggiata.