Il giorno seguente Menichini, direttore di Europa, l’organo di partito della Margherita, scrive un pezzo dal chiaro tono intimidatorio (Belpietro, che schifo), sicuramente eccessivo. Alcuni stralci rendono bene l’idea: “Il primo istinto sarebbe di dire che Maurizio Belpietro ci fa schifo. Decidiamo di seguirlo. Belpietro ci fa schifo. Speriamo per lui che non abbia mai rubato una merendina all’asilo, fatto l’occhiolino a una ragazza (poverina)…che la sua famiglia e i suoi figli siano immacolati, angelici, nulla di meno che trasparenti…Altro che <<antipatico>> come simpaticamente si presenta in una trasmissione…Belpietro è una vergogna del giornalismo…chi rimesta nella spazzatura finisce per avere quell’odore…”.
Il 16 marzo il direttore de La Stampa, Anselmi, in I ragazzi del coro spiega che: “Questo giornale non ha parlato di tentativo di ricatto ai danni del portavoce del Governo Silvio Sircana…non lo ha fatto perché l’episodio non trovava riscontro nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari…il ricatto non risultava: e infatti non è mai esistito, se non al livello di intenzione, nelle chiacchiere di due trafficoni di basso conio…E’ stata una scelta di rigore informativo…La rendevano giusta e necessaria alcune considerazioni: si trattava di un fatto del tutto privato…faccenda del tutto personale, penalmente e politicamente irrilevante, al più disdicevole sul piano del costume…”.
La chiusa finale viene dal Foglio, diretto da Ferrara, con Il trionfo dell’indecenza: “All the news that’s fit to print, il famoso motto vicino alla testata del New York Times, si traduce così: tutte le notizie che vanno pubblicate. Vuol dire che alcune notizie sono prive di senso, sono sporche, dovrebbero essere riservate alla stampa gialla che si occupa di pettegolezzi…che magari non ha un vero rapporto con la formazione dell’opinione pubblica attraverso l’informazione. Ci sono notizie che non vanno pubblicate, punto. Se entri nel perimetro dell’indecenza, poi non ne esci…”.
continua…